Romualdo - Energy Counseling

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Romualdo


Nella mia vita ho avuto il piacere e la fortuna di incontrare tanti "maestri", ma i primi sono stati i contadini come i miei nonni che vivevano nelle campagne Senesi, i proverbi, la disponibilità ad accettare, la calma interiore, il contatto con la natura, sapevano persino gustare la terra e così decidere cosa piantare ....
loro mi hanno regalato il profumo di una verità che successivamente nella vita mi ha permesso di riconoscere coloro che in molti modi hanno indicato ed arricchito il cammino della mia vita.
Romualdo Rossi di Vivo d'Orcia è uno di loro, incontrarlo è stato un grande regalo, le sue poesie raccontano la storia della vita, le sue sculture rappresentano la semplicità e la creatività necessarie a dare un senso ed una completezza alla vita stessa.
Spero che possiate gioirne come è successo a me.

 
L'ultimo guardiano della sorgente
«Dormivamo lungo il tracciato»
 
I ricordi di Romualdo Rossi, ora scultore e poeta conosciuto da tutti

HA   FESTEGGIATO 89 anni   in questi giorni, Romualdo Rossi di Vivo d'Orcia, l'ultimo guardiano della   sorgente dell'Ermicciolo, che ha dissetato e ancora disseta la città di   Siena. Guardiano dal 1960 al 1993, anno della sua collocazione a riposo. Una   vita particolare quella di Romualdo Rossi, carbonaio, tagliaboschi, scultore e poeta per passatempo. Abbiamo incontrato Romualdo Rossi (per tutti Romaldo), nel giardino della sua casa al Vivo d'Orcia, un giardino che è una vera e propria galleria d'arte a cielo aperto. Quando ha iniziato a lavorare come guardiano della sorgente ? «Il 5 ottobre 1960 fui assunto in sostituzione del vecchio guardiano che andava in pensione. Mi fu assegnato il tratto che va dall'edificio di presa fino alla località Giglianello, circa 7 chilometri». Doveva risiedere lungo il tracciato? «Sì, però in seguito il Comune di Siena fece in modo che potessi andare ad abitare in un alloggio più dignitoso a Vivo d'Orcia». Quali erano i sistemi di allarme usati in caso di guasti? «A Giglianello avevo un sistema molto semplice ma efficace: un piccolo campanello attaccato al manometro che suonava quando la lancetta dello strumento saliva facendo alzare la pressione dell'acqua. Questo campanello era la mia ossessione, poiché suonava di giorno e di notte. Cercavo di partire a piedi, prima possibile, ad awertire, tramite il telefono pubblico in paese, l'addetto del comune di Siena, sempre presente, e quindi rifacevo il tratto sempre a piedi per individuare il guasto». Oltre al lavoro di vigilanza che altra mansione avevate? «Avevamo l'obbligo di tenere tutto il tratto di competenza pulito come un giardino. Alcuni guardiani fino alla fine degli anni cinquanta sono stati armati di pistola, e questo sottolineava la nostra origine legata alla sorveglianza dell'intero tracciato». Sempre a piedi ? «Nel 1955 il comune di Siena decise di acquistare motocicli per tutti i guardiani e i dipendenti dell'acquedotto, cosi potevano raggiungere più velocemente il tratto interessato dal guasto». Qualche ricordo particolare? «A volte accadeva che in assenza di telefono, per awertire il guardiano di Poggio d'Arpa vicino al deposito di Sant'Antimo, venivano posizionati panni bianchi per avvisare che la manovra di apertura o di chiusura dell'acqua, in occasione dei lavori era ultimata».
di GIUSEPPE SERAFINI  16/11/2017 La Nazione Cronaca di Siena
 

LA MIA VITA VISSUTA

Da giovane, per mangiare un tozzo di pane
ho dovuto girare molto mondo.
Sono stato in Francia,
sono andato, per diversi anni, in Sardegna,
ho girato l'amara Maremma
a fare il carbone e a tagliare la legna.
In quegli anni la mia gioventù, è stata tetra,
in quell'istante ho provato le pene dell'inferno
come quelle che descrive Dante nella Divina Commedia.
Ho durato tanta fatica per riemergere
da quel cerchio infuocato dove ero precipitato.
O bene o male sono uscito ben temperato,
ma per fortuna, dopo tante sofferenze
ho incontrato una donna che mi ha preso per mano
e mi ha portato fra la civiltà e fra la gente.
Per miracolo ho avuto un posto di guardiano della sorgente,
ho cambiato vita e lavoro e nella società ho avuto un po 'più di decoro.
Da carbonaio e tagliatore sono diventato uno scultore.
Scolpisco la pietra e con le mie mani callose,
la plasmo come fosse argilla.
Ho migliorato le condizioni mie e della mia famiglia.
Ora che sono alla soglia di ottanta anni.
A me non serve e non mi spira più niente,
amo il prossimo e tutta quanta la gente.


Romualdo si racconta

LA FRENESIA PER ARRIVARE



Mi sono dissetato per tanti anni

a questa sorgente con l'acqua fresca.

Ho visto tanta gente correre verso l'esca.

Tale è colui che nella sua corsa frenetica

tutti gli ostacoli vince e tutte le sbarre spezza.

Stolto! Dove corri, che a un passo c' è la fine,

la morte muta ti osserva e beffarda ride

e nella sua trappola cadi con la gola secca.


GENTE POVERA DI QUESTO PAESE

Non avevamo niente anzi il meno,
ci si sfamava con la polenta
e bastava che il corpo fosse pieno.
Chi la mangiava asciutta e chi con l’aringhe,
però quando c'era bisogno
ci si aiutava fra tutte le famiglie.
Ora che abbiamo macchine grosse,
case belle e ville
abbiamo il più di quello che ci serve.
Della matematica tutti ci se ne intende,
però nessun vuol far la sottrazione
e tanto meno la divisione,
perché del prossimo
vogliamo essere il padrone.
Ma per fortuna sopra di noi
c'è qualcuno che ci attende,
tanto poveri, ricchi e quelli avari.
Viene un giorno e ci rimette tutti al pari.


LA MIA MANO

Da giovane era bianca e candida come un fiore;
ricordo, sei stata il mio primo amore,
ora sei diventata brutta, gobba e callosa.
Però ti devo portare rispetto
che sei stata tanto laboriosa.

In questi anni mi hai dato sostentamento
e da mangiare,
però ho un rimorso nel cuore
di averti fatto tanto male.

Prima le dita, poi la mano, ora il polso,
non mi tolgo questo piacere di dosso.

Ti ho fatto fare tanti mestieri,
molto pesanti e un po' leggeri,
ora che eri arrivata ad avere un po' di successo,
era bello,
scolpivi la pietra con la subbia e con il martello,
però ti ho sempre adoperato
con fretta e disattenzione
e troppo presto ti ho mandato in pensione.



L' AMICIZIA


L' amicizia è un sentimento meraviglioso.
E' quasi come l'amore,

però se non è sincera ti fa soffrire
e ti lascia una pena nel cuore.

Tale è colui che non la sa apprezzare:
perché ha l'animo meschino,
non è un signore, ma è un poverino.

Ma verrà un giorno, non lontano,
se ne pentirà di non aver apprezzato
chi gli allungava la mano.


Gente povera di questo paese
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